Archivio per Novembre 2007

30
Nov
07

silenzio, il nemico ti ascolta

Poche notizie, e date male, sulla gara per il WiMax.
Il TAR del Lazio ha dato torto alla società MGM e ad Altroconsumo che, insieme all’associazione Anti Digital Divide avevano impugnato la delibera di gara 209/07.
Un commento lo trovate sul sito di PI Telefonia, ed in particolare sul sito di Guido Scorza (). Sullo stesso sito trovate una disamina certamente più seria della mia sull’argomento. Io ne voglio scrivere senza completezza, ma per indurre chi legge a cercarsi notizie in rete, magari da scambiare.

La questione WiMax viene poco discussa sulle reti televisive, come se fosse poco importante e riservata ai tecnici, un po’ come capitò per la gara sull’UMTS, tecnologia risultata già vecchia durante il processo di implementazione.
Alcuni articoli possono essere trovati sul Corriere della Sera, qui e qui, mentre una spiegazione di cosa sia la tecnologia WiMax è riportata in questo articolo di WikipediA.
Si potrebbe pensare che il contendere sia fondamentalmente una bega economica sull’utilizzo, da parte degli operatori di telefonia italiani, di un nuovo sistema tecnologico.
Non è così.
Leggendo l’articolo di Repubblica dell’1 dicembre 2006 ci si rende conto come le amministrazioni comunali sentano molto il problema della mancanza di connessioni veloci.
Il ritardo dell’Italia nello sviluppo e nella ricerca è ormai enorme, eppure è (anche) da qui che deve passare il rilancio del paese.
Sempre che si voglia rilanciarlo.
In numerosi blog si possono leggere appelli e idee, tentativi di fare qualcosa di diverso e proposte operative; un piccolo esempio qui, giusto come partenza.

Il concetto di Digital Divide (divario digitale) è tutto qui: una parte della popolazione ha la possibilità di accedere alla rete Internet, un’altra parte non ce l’ha.
Si può obiettare che in alcuni posti del mondo l’accesso alla banda larga non sia il problema più urgente.
Questa obiezione ha in se un carattere di qualunquismo, visto che quanto accade ad esempio in Bangladesh dopo le inondazioni lo possiamo leggere solamente su alcuni blog, mentre in TV e nei quotidiani ha già smesso di fare notizia.
Il concetto di Digital Divide fa coppia con il principio di Net Neutrality, ossia il principio che prevede che i provider forniscano la stessa tipologia di servizio a tutti gli utenti a parità di qualità di servizio (QoS: Quality of Service).
Anche tale principio non è scontato. Se costruisco una applicazione che richiede una certa larghezza di banda ed una data qualità di servizio, questa dovrebbe essere accessibile ad ogni cittadino con la possibilità di collegarsi alla rete, e non solamente a quelle parti di società che possono permettersi il servizio migliore.
Ma ancora di più, i proprietari delle società di telecomunicazione (le telcom, in gergo) potrebbero essere tentati di discriminare certe applicazioni o certe piattaforme non fornendo la necessaria funzionalità di rete.
Il discorso è estremamente ampio e complesso, e non ho assolutamente la presunzione di essere completamente esaustivo.
E’ importante però sapere che questo è un argomento scottante, trattato a bassa voce tra industrie e proprietari delle reti, con i vari governi a fare da notai ed, eventualmente, inserirsi per aumentare il già forte controllo sulle informazioni.
Un paio di notizie potranno far riflettere.
La prima, Sarkozy sta cercando di far passare la direttiva Olivennes per tenere sotto controllo la rete con la scusa che bisogna mettere delle regole. Ancora Guido ci offre degli spunti di riflessione.

La seconda notizia riguarda invece la Germania che per bocca del presidente dell’Ufficio di Polizia Federale annuncia di voler inserire nelle comunicazioni un trojan poliziotto, in modo da intercettare le comunicazioni via Skype prima della cifratura o dopo la decrittazione.

Il problema talvolta non è vedere leso un proprio diritto, ma non conoscere che tale diritto lo si possiede.
Pensate a quante cose avete saputo grazie alla rete, e poi domandatevi se volete vedere sempre più ridotti i vostri spazi di comunicazione.

sul mio blog su Splinder alcune informazioni sulla visita del Dalai Lama in Italia il prossimo dicembre, e come le ‘autorità’ italiane si rifiutino di incontrarlo.

27
Nov
07

Tomorrow’s technology

Oggi si parla di tecnologia.
Non solo in tutto il mondo, ma anche qui, su questo blog.
In verità si parla di assenza voluta di tecnologia, e cattivo uso di ecnologia, spero non voluto.
Un giornalista del The Indipendent ha vissuto, udite udite!, ben una ettimana una senza alcun tipo di tecnologia moderna, e quindi spegnendo computer, cellulare, tv digitale.
Potete trovare una sintesi sul Corriere della Sera, mentre questo è il divertente articolo originale
Da parte mia posso dire un paio di cose.
Negli ultimi tempi sono molto più connesso di prima, nel senso delle informazioni e basta voglio dire, ed entrare in metropolitana dove non posso collegarmi al mio reader mi rende claustrofobico.
L’informazione è diventata una droga, e dovrebbe essere sottoposta ai limiti di legge sulla modica quantità.
Soprattutto non dovrebbe essere tagliata con sostanze dannose.
C’è invece il sito di Repubblica che, non contento di aver pubblicato la notizia della Nissan che cambia colore con un pulsante riporta la notizia che potete vedere in questo video
Ora, il tutto è chiaramente una bufala come è spiegato sul sito del Disinformatico pari pari come quella della Nissan.
Quel che forse fa prima divertire, e poi spaventare, è che il sito di Repubblica cada con tutte le scarpe in una trappola di questo genere.
Chiunque abbia un account di posta elettronica ha ricevuto molte volte email in cui delle persone chiedevano di far girare una notizia per salvare la vita del proprio figlio/padre/altro/non so.
E altrettanto chiunque fa certo un giro in rete per verificare la notizia (vero che lo fate?).
Basterbbe farsi un giro per i blog, qui ad esempio per rendersi conto della bufala.
Troppa fatica per i giornalisti?

23
Nov
07

Talofa! (Benvenuti)

A 8 gradi SUD e 178 gradi EST, tra le isole Figi e le Solomon, c’è un gruppo di isole che costituiscono lo stato di Tuvalu.
Giuridicamente è un protettorato britannico, e fa parte dell’ONU dal 1999.
La prima visita da parte degli europei fu quella dello spagnolo Alvaro de Mandana y Neyra nel 1568, e nel 1892 entrò a far parte del governatorato britannico delle isole Gilbert e Ellice.
Nel 1915 divenne una colonia, da cui si distaccò nel 1978.
Con i suoi 25 Km quadrati (in diminuzione) è il quarto più piccolo stato del mondo, ed ha una popolazione di poco più di 11000 abitanti.
Il Governatore è nominato dalla regina Elisabetta II, su proposta del Primo Ministro.
Il Parlamento è composto da 15 membri, eletti negli otto collegi isolani.
Lo stato di Tuvalu infatti è composto da nove atolli, ed il suo nome in lingua polinesiana significa esattamente “Otto insieme”.
Gli atolli composti da più isolotti sono Funafuti, Nanumea, Nui, Nukufetai, Nukulaelae, Vaitopu, mentre quelli composti da una sola lingua di terra sono Nanumaga, Niutao e Niulakita; quest’ultima non fa parte delle otto isole storiche, ed è abitata dai nativi di Niutao.
La capitale è Vaiaku, nell’atollo di Funafuti dove risiede il governo e dove è l’unico aereoporto dell’arcipelago, con voli regolari verso le isole Fiji. Il collegamento con le altre isole è garantito dalla nave M.V.Nivaga II; come si vede nella fotografia, dall’alto l’immagine di questo atollo ricorda il viso di un uomo.
Le isole Tuvalu sono proprietarie del dominio .tv, che hanno ceduto in affitto ad una società di telecomunicazioni della California, ed i proventi vanno direttamente nelle casse dello stato.
La maggior parte della popolazione lavora sulle navi, mercantili o pescherecci, che navigano nel Pacifico, mentre pochi altri sono occupati nelle cave di fosfati, sebbene ormai l’estrazione sia ridotta al minimo.

La massima altezza raggiunta da queste isole è di 5 (cinque) metri.
Negli ultimi anni le isole di Tuvalu sono state battute da pericolosi tifoni, come nel novembre del 2004, nel febbraio del 2005 e del 2006, e
soffrono il problema delle maree. L’ultima, il 28 febbraio del 2006, raggiunse oltre tre metri d’altezza, facendo praticamente scomparire la gran parte della terra emersa sotto le acque dell’Oceano Pacifico. E’ stata la marea più alta dal 1990.
Agli eventi naturali, si aggiunge un pericolo ulteriore a causa del riscaldamento globale, a cui gli abitanti di Tuvalu non contribuiscono
per niente, visto che la maggior parte della popolazione si sposta in bicicletta, esiste qualche motocicletta, e pochi trattori nei rari campi coltivati. Con i cambiamenti climatici, in parte naturali ed in parte accelerati dalle emissioni di CO2, le acque dell’Oceano Pacifico si innalzano di continuo, fino a che nel 2060 ricopriranno completamente ogni terra emersa.
Analoga sorte toccherà anche alle isole Maldive, turisticamente più conosciute.
La ONG Tuvalu Overview, in collaborazione con l’Asahi Shinbum, uno dei maggiori quotidiani giapponesi, sta mettendo in piedi un progetto per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sul problema del riscaldamento globale, e soprattutto per fornire aiuti alla popolazione dell’arcipelago.
Il fotografo Shuuichi Endou si è proposto di fotografare tutti e undicimla gli abitanti dello stato di Tuvalu, realizzando così una mostra fotografica itinerante, che sarà presentata prima in Giappone e poi oltreoceano.
A maggio di quest’anno è stato completato il progetto per l’isola di Nukulalelae, e quindi tutti i circa 400 abitanti di questo atollo sono stati fotografati.
La notizia in Italia è stata riportata da Il Sole 24 Ore.
Per maggiori notizie sullo stato di Tuvalu vi invito a visitare il sito ufficiale.

23
Nov
07

Hello world!