Poche notizie, e date male, sulla gara per il WiMax.
Il TAR del Lazio ha dato torto alla società MGM e ad Altroconsumo che, insieme all’associazione Anti Digital Divide avevano impugnato la delibera di gara 209/07.
Un commento lo trovate sul sito di PI Telefonia, ed in particolare sul sito di Guido Scorza (). Sullo stesso sito trovate una disamina certamente più seria della mia sull’argomento. Io ne voglio scrivere senza completezza, ma per indurre chi legge a cercarsi notizie in rete, magari da scambiare.
La questione WiMax viene poco discussa sulle reti televisive, come se fosse poco importante e riservata ai tecnici, un po’ come capitò per la gara sull’UMTS, tecnologia risultata già vecchia durante il processo di implementazione.
Alcuni articoli possono essere trovati sul Corriere della Sera, qui e qui, mentre una spiegazione di cosa sia la tecnologia WiMax è riportata in questo articolo di WikipediA.
Si potrebbe pensare che il contendere sia fondamentalmente una bega economica sull’utilizzo, da parte degli operatori di telefonia italiani, di un nuovo sistema tecnologico.
Non è così.
Leggendo l’articolo di Repubblica dell’1 dicembre 2006 ci si rende conto come le amministrazioni comunali sentano molto il problema della mancanza di connessioni veloci.
Il ritardo dell’Italia nello sviluppo e nella ricerca è ormai enorme, eppure è (anche) da qui che deve passare il rilancio del paese.
Sempre che si voglia rilanciarlo.
In numerosi blog si possono leggere appelli e idee, tentativi di fare qualcosa di diverso e proposte operative; un piccolo esempio qui, giusto come partenza.
Il concetto di Digital Divide (divario digitale) è tutto qui: una parte della popolazione ha la possibilità di accedere alla rete Internet, un’altra parte non ce l’ha.
Si può obiettare che in alcuni posti del mondo l’accesso alla banda larga non sia il problema più urgente.
Questa obiezione ha in se un carattere di qualunquismo, visto che quanto accade ad esempio in Bangladesh dopo le inondazioni lo possiamo leggere solamente su alcuni blog, mentre in TV e nei quotidiani ha già smesso di fare notizia.
Il concetto di Digital Divide fa coppia con il principio di Net Neutrality, ossia il principio che prevede che i provider forniscano la stessa tipologia di servizio a tutti gli utenti a parità di qualità di servizio (QoS: Quality of Service).
Anche tale principio non è scontato. Se costruisco una applicazione che richiede una certa larghezza di banda ed una data qualità di servizio, questa dovrebbe essere accessibile ad ogni cittadino con la possibilità di collegarsi alla rete, e non solamente a quelle parti di società che possono permettersi il servizio migliore.
Ma ancora di più, i proprietari delle società di telecomunicazione (le telcom, in gergo) potrebbero essere tentati di discriminare certe applicazioni o certe piattaforme non fornendo la necessaria funzionalità di rete.
Il discorso è estremamente ampio e complesso, e non ho assolutamente la presunzione di essere completamente esaustivo.
E’ importante però sapere che questo è un argomento scottante, trattato a bassa voce tra industrie e proprietari delle reti, con i vari governi a fare da notai ed, eventualmente, inserirsi per aumentare il già forte controllo sulle informazioni.
Un paio di notizie potranno far riflettere.
La prima, Sarkozy sta cercando di far passare la direttiva Olivennes per tenere sotto controllo la rete con la scusa che bisogna mettere delle regole. Ancora Guido ci offre degli spunti di riflessione.
La seconda notizia riguarda invece la Germania che per bocca del presidente dell’Ufficio di Polizia Federale annuncia di voler inserire nelle comunicazioni un trojan poliziotto, in modo da intercettare le comunicazioni via Skype prima della cifratura o dopo la decrittazione.
Il problema talvolta non è vedere leso un proprio diritto, ma non conoscere che tale diritto lo si possiede.
Pensate a quante cose avete saputo grazie alla rete, e poi domandatevi se volete vedere sempre più ridotti i vostri spazi di comunicazione.
sul mio blog su Splinder alcune informazioni sulla visita del Dalai Lama in Italia il prossimo dicembre, e come le ‘autorità’ italiane si rifiutino di incontrarlo.







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