La Stampa intervista Carlo Vanzina, dopo che il Secolo d’Italia lo ha proposto come prossimo ministro per la cultura popolare (MinCulPop….in quanto a fantasia gli italiani non li batteva nessuno, una volta).
Leggendo l’intervista è lampante la grande personalità del regista di tanti film che la critica di sinistra ha sempre ostacolato.
Non voglio entrare nel discorso dei film di questo genere, per carità, e Christian De Sica mi è piaciuto molto di più in alcuni sceneggiati trasmessi qualche mese fa che in tutti i filmozzi che ha girato. Boldi era forte a Drive In, ma quando ripete ogni anno, almeno un paio di volte a film, ‘cipollino’ e ‘tatatachicardia’, beh, veramente mi fa quasi pena.
Non mi va nemmeno di iniziare un discorso sulla critica intellettuale che sarebbe solo di sinistra, potremmo benissimo ribaltare causa ed effetto e dire che a destra di intellettuali non c’è nessuno da parecchi decenni.
Oddio, non è che a sinistra ci siano questi grandi geni, e poi collocarli a sinistra non so se sia corretto, ma a quanto pare a detta della critica di destra, il Bagaglino è cultura e vera satira, mica Luttazzi.
No, non volevo parlare di questo.
Volevo solo sottolineare che in Brasile dal 2003 il Ministro della Cultura è Gilberto Gil.
Archivio per Dicembre 2007
O le lé, o la là
Dio è morto, viva Dio
Non so se mi faccia più incazzare Berlusconi o Veltroni. Alla fine, qualunquisticamente parlando, sono le due facce della stessa cacca.
Lo spunto di questo post è la lettura del post di Anelli di Fumo, io di mio non ci aggiungo nulla in più, tranne che uno sfogo personale.
In risposta all’articolo di Miriam Mafai su Repubblica, in cui si stigmatizzava il comportamento del PD che ha votato insieme alla destra contro il provvedimento di istituzione del Registro delle Unioni Civili, il sindaco di Roma ha inviato una lettera in cui spiega (spiega??? e questo sarebbe spiegare?) le ragioni.
In verità non spiega proprio nulla.
Metà della lettera sembra scritta da uno che vuole difendere la laicità dello stato per conferire ad ogni cittadino dei diritti di cui dovrebbe naturalmente godere.
Nella seconda metà si barcamena su un filo nemmeno troppo sottile del discorso retorico, tentando di dimostrare che lì si stavano difendendo dei principi offrendo un ordine del giorno equilibrato e coraggioso, come lo chiama lui.
Vi prego di leggerla attentamente, questa lettera, con la simpatica foto del circolo Mario Mieli a proposito del pozzo di laicità.
Ad un certo punto VW afferma che in ogni caso l’approvazione sarebbe stata del tutto simbolica, mentre invece si doveva dare un segnale al Parlamento, e addirittura afferma, senza andare troppo per il sottile, che la colpa è dei “cittadini che non hanno partecipato alla manifestazione indetta dai promotori della delibera”, come a dire, visto che i cittadini non sono intervenuti, noi ci siamo detti che forse questa delibera non la volevano.
Ora, il sindaco di Roma mente sapendo di mentire. Da politico con le sue origini dovrebbe ricordarsi, almeno un po’, che le manifestazioni vanno ben organizzate, non basta mettere dei manifesti in giro per strada e contattare un paio di circoli tramite posta elettronica.
Inoltre è proprio con i gesti simbolici che si danno dei segni tangibili, ed il fatto che non avrebbe cambiato nulla non è che una scusa, perchè il voto a favore del comune della capitale dello stato italiano avrebbe invece dato un grande peso alla discussione in Parlamento, dove è ben rappresentato anche il PD di cui Veltroni è il segretario. O forse non bisogna più pensare per principi, ma solo per opportunismi politici?
Mi chiedo cosa c’entrino i teodem (che cazzo vuol dire, dai, diciamocelo chiaro, il partito dei bigotti e del torniamo a cinquant’anni fa) con il PD.
No, forse ho sbagliato domanda.
Mi chiedo cosa c’entrino tante persone che si son dette di sinistra per così tanti anni con il PD, con Veltroni, con la Binetti e con Follini.
O mi hanno preso per il culo per vent’anni, o mi stanno prendendo per il culo adesso.
O anche ambedue le cose.
la storia siamo noi
Nel 1961 nel mondo accadono diverse cose, a 46 anni di distanza nè più nè meno importanti di tante altre.
L’importanza delle cose è nel ricordo che lasciano e nella durata degli effetti che provocano.
Nel 1961 le relazioni diplomatiche tra USA e Cuba si interrompono il 3 gennaio con l’annuncio del presidente Eisenhower; nel 1961 John R. Kennedy viene eletto presidente USA il 20 gennaio.
In Italia nascono le Frecce Tricolori, ed il festival di Sanremo viene vinto da Betty Curtis e Luciano Tajoli.
A New York, l’11 aprile, debutta Bob Dylan, mentre il 12 aprile Juri Gagarin è il primo uomo nello spazio.
Nel 1961 viene pubblicato un articolo del MIT sulla commutazione di pacchetto, la tecnologia che apre la porta ad Arpanet, la mamma di Internet.
Il 15 agosto inizia la costruzione del muro di Berlino, l’11 dicembre il primo attacco USA contro il Vietnam.
Il 31 dicembre i Beach Boys si esibiscono nel loro primo concerto.
Il 1961 si celebra il centenario dell’Italia Unita, Fanfani accetta i socialisti al governo, e Papa Giovanni XXIII crea scompiglio nella rigida morale cattolica.
Nel 1961 c’erano 4.235.000 telefoni, 5.880.000 radio e 2.761.000 televisori.
In queste televisioni Dario Fo e Franca Rame si presentano per tre puntate come presentatori di Canzonissima, ma vengono epurati perchè troppo spregiudicati.
Il 20 dicembre del 69 dC Vespasiano diventa imperatore di Roma, e nel 1989 gli USA invadono Panama per disarcionare Noriega, ex uomo della CIA.
Di tutto questo la storia ci ha lasciato solamente ritagli di giornale o studi di qualche storico.
Alcuni avvenimenti li ricordiamo bene, altri un po’ meno, a seconda dell’età raggiunta al momento.
Tanti tasselli che man mano vanno a comporre un puzzle dinamico, di quelli dove non sai mai quale sarà la figura finale, dove il numero di tessere è variabile.
Il crollo del muro di Berlino nel 1989 può essere uno di quei momenti da evidenziare, poi l’11 settembre 2001, il G8 di Genova, le Brigate Rosse e l’uccisione di Giorgiana Masi nel 1977 a Ponte Garibaldi.
La guerra del Vietnam, la diretta di Tito Stagno dello sbarco sulla Luna, qui New York, vi parla Ruggero Orlando.
Il primo grande scandalo, gli Hercules C130 della Lockeed acquistati con un giro di mazzette, la P2 (ma quella ormai è praticamente cronaca di oggi).
Sono questi, ed altri, i personaggi e gli avvenimenti che mi porto dietro insieme alla mia storia, quella di studente (scolaro, si diceva a casa mia, mio figlio fa lo scolaro), di ragazzino che sentiva le cose del mondo dalla televisione e se le faceva spiegare dai genitori prima, da conoscenti ed amici poi.
Persone ed avvenimenti di cui parlo ai miei figli che mi guardano senza sapere cosa stia dicendo, loro hanno una storia diversa che ricorderanno quando avranno qualche anno in più.
Ma se perdiamo ogni memoria, ogni ricordo di quanto è successo prima di adesso, chiunque potrà prenderci in giro e farci credere quel che vuole.
Non è necessaria tutta la scenografia di 1984 di Orwell, bastano un paio di persone che strillano forte dicendo bugie.
E se trovano ancora chi crede alle loro parole, perchè non vendere quel che si vuol comprare?
sto leggendo un articolo su l’Unità che parla di Veltroni.
ora lo so, ci si può anche far meno male di così, ma i feed sono imperscrutabili e questa è la notizia che mi da da pensare, ora a quest’ora.
dunque VW (che non è VolksWagen, ossia la Macchina del Popolo….) afferma che il problema della politica è la mancanza di decisionismo, ed in troppi dicono sempre e solo no.
Continua dicendo che a noi il decisionismo fa paura perchè abbiamo avuto il fascismo; immediatamente dopo afferma che è normale se la Spagna ci sia passata avanti nella classifica del PIL, perchè loro hanno un governo che decide.
Ora, mi sembra di ricordare che il franchismo è terminato nel 1975, non nel 1945, quindi seguendo il ragionamento di VW gli spagnoli dovrebbero avere più paura di noi.
Tralasciando le frasi ripetute nell’articolo (eh, l’Unità, tocca salvarla sennò come facciamo?) il sinneco de roma afferma che il PD dovrà essere tutto questo.
Scusa uolter, tutto questo cosa? l’inchino al vaticano che fa votare il pd compatto contro il registro delle unioni civili? un partito che come prima cosa va a parlare con i propri avversari politici? un partito mobile, dici tu, aperto alle fondazioni ed ai forum.
Ariscusa, ma che vuol dire, oltre a dire qualche parola di tipo moderno? tu dici che in italia ci sono troppi veti. ma tu fino ad ora dove stavi? non eri in politica? o eri occupato a contare le figurine che ti mancano per finire l’album, o a rivedere i vecchi film dei fratelli Marx?
Ci spieghi, esattamente, una volta per tutte, come si comporterebbe ad esempio il tuo partito, una volta al governo, ad un tavolo con Confindustria e Sindacati? o come sei messo per quel che riguarda la TAV o la caserma USA Dal Molin? o sulle missioni militari all’estero? o l’arte della mediazione deve arrivare al punto di trovare soluzioni che vadano bene a tutti? la TAV la facciamo, ma un po’ più corta, la caserma va bene, ma i militari devono comprare spaghetti e pizza, le missioni all’estero le facciamo ma le chiamiamo di pace. ah, quello già è così, giusto. a chi lavora non verranno dati più soldi, ma un giorno di ferie in più per il loro tempo libero, ed ai proprietari delle fabbriche aiutiamoli nello sviluppo, togliamo i cococo e chiamiamoli in qualche altro fantasioso modo.
niente niente sei democristiano dentro?
Libero dall’Unità
Non mi fa più nè caldo nè freddo sapere che forse l’Unità, quotidiano fondato da Antonio Gramsci, andrà in mano agli attuali proprietari di Libero.
E’ quello che accade in un mercato capitalistico, il famoso libero mercato.
Lo si vuole? Bene, accettare tutte le sue regole, che vengono cambiate in funzione del maggior guadagno con il minimo sforzo.
Cosa cambierà se l’Unità verrà scritta seguendo le indicazioni di Bossi e Berlusconi? Stiamo parlando del giornale che Veltroni, per cercare di tirare su, associò alla collezione delle figurine Panini e ai film in VHS.
Del giornale che vede prima Furio Colombo e poi Antonio Padellaro come direttori.
Del giornale che già nel 1997 vedeva entrare la famiglia Angelucci nel capitale del giornale insieme ad Alfio Marchini, e che fu dichiarato fallito nel 2001.
Del giornale fino ad oggi edito da Dalai (Baldini&Castoldi) e che prende anch’esso i contributi statali, circa 6.800.000 €, come tanti altri sia chiaro.
Cosa è riuscito a fare il suo partito di riferimento, i DS ed oggi il PD, per il proprio quotidiano? nulla.
L’Unità chiude, ed allora?
Non chiudono forse tante fabbriche, tante società vengono fuse insieme, produzioni che vengono spostate in altri luoghi del mondo?
E se l’Unità vende un prodotto che non vuole nessuno, perchè bisognerebbe salvarlo?
D’altronde, ad un operaio costruire tondini in ferro o piegare lastre di acciaio, costruire automobili o lavatrici, non importa più di tanto.
Basta che qualcuno continui a pagargli il salario a fine mese.
E perchè i giornalisti dovrebbero essere differenti?
Hanno un contratto scaduto da due anni, ed avrebbero potuto condurre battaglie ben più forti di quanto hanno fatto fino ad ora.
Sinceramente, non mi dispiace per niente per l’Unità.
E se si fosse trattato di qualche altro giornale, sarebbe stato lo stesso.
la morale è sempre quella
Quanto è accaduto in questi giorni con il fermo (non è uno sciopero, è una serrata, un fermo, non è uno sciopero, lo sciopero lo fanno i dipendenti, gli autotrasportatori dipendono da se stessi), dicevo, con il fermo degli autotrasportatori di questi giorni mi ha fatto riflettere.
In verità non ha fatto riflettere solo me: basta leggere questo post sul sito di Macchianera o su altri blog, questo è solo il primo che ho letto.
Ragionavo di questo parlandone al lavoro con alcuni colleghi, e ci siamo resi conto che ormai in Italia vige la legge della mancanza di rispetto delle leggi.
Ci sono norme che regolano di tutto, e di tutto vengono accertate violazioni, spesso sull’onda di qualche fenomeno massmediatico.
Ricordate i bambini sbranati o morsi da un cane? Benissmo, subito una legge e tanto di regolamenti per mettere al bando le razze pericolose, con tanto di obbligo di museruola e guinzaglio corto.
A quanti di voi capita di vedere tranquilli proprietari portare a spasso il proprio cane senza niente di tutto questo?
Oppure, avvicinandomi sempre più al qualunquismo, le norme di sicurezza sui cantieri. Il giorno dei funerali dei quattro operai di Torino sono morte due persone, una a Milano, l’altra vicino Roma.
I semafori rossi? vabbè, ma tanto non passa nessuno.
Il parcheggio in doppia fila? lo so, ma se non ci stanno i parcheggi pubblici.
Continuiamo con la sagra della chiacchiera da bar?
E’ difficile fare questo tipo di ragionamenti, proprio perchè si scade nella discussione banale e superficiale. Credo però che sia inutile fare leggi e norme che vengono regolarmente disattese se prima di tutto non si insegna al rispetto dei fondamentali. Questo non eliminerà i bulli di scuola, certo (vengo da un quartiere popolare di Roma, e bulli di quartiere ci sono sempre stati). Non eliminerà nemmeno l’aumento dei prezzi indiscriminato dopo il fermo dei TIR o l’automobile che intralcia il passaggio dell’autobus. Però servirebbe per farci capire l’importanza di avere delle regole in una vita comune, e quindi l’importanza di avere legislatori che propongano regole altrettanto importanti, semplici e di attuazione coatta, se necessario.
Sembra invece che qui da noi un Presidente del Consiglio possa impunemente dire che si può anche non pagare le tasse e continuare a circolare a piede libero.
Domani vorrei provarci io, mettendo un banchetto su un viale di Roma ed iniziando ad inneggiare all’abusivismo e all’evasione fiscale.
12 dicembre 1969

Alle 16.37 di oggi, trentotto anni fa, muoiono 17 persone e ne rimangono ferite 84.
Alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano esplode una valigetta piena di esplosivo.
Vengono arrestati Giuseppe Pinelli e Pietro Valpreda, anarchici riconosciuti e con l’unica colpa di esserlo; Pinelli cadrà malaugaratemente dalla finestra della questura il 15 dicembre, mentre era interrogato dagli uomini del commissario Luigi Calabresi, che al momento non si trovava nella stanza. Calabresi verrà assassinato il 17 maggio del 1972.
Dopo tre giorni Valpreda viene rilasciato, e le indagini proseguono in direzione dei gruppi neofascisti e dei servizi segreti.
Ad aprile del 1971 vengono arrestati Franco Freda, avvocato con idee neonaziste, e Giovanni Ventura, un editore che aveva confidato ad un amico di far parte di una organizzazione che aveva l’obiettivo di un colpo di stato. Venne arrestato anche Pino Rauti, all’epoca segretario del movimento “Fiamma”.
Il 3 maggio del 2005 tutti gli imputati vengono assolti.
alcuni riferimenti: Excite Magazine, InformaGiovani, Archivio 900, Social Press, ZNet.
Molti altri, se vorrete cercarne.
Non voglio fare alcun commento, credo che la cronologia degli avvenimenti parli da se.
E’ solo che non volevo che tutto quanto questo rimanesse nella cantina della storia, dove si mettono gli avvenimenti da nascondere e da gettare in qualche discarica.
Tutto questo lo ho già fatto leggere a mio figlio.
PD: Per Dinci!
Oggi si parla di salari.
Il segretario del partito che non esiste, Veltroni, ha presentato la linea del suo partito in merito alle politiche del lavoro.
Secondo il mezzo sindaco di Roma (mezzo nel senso di mezzo servizio, a proposito, complimenti per l’accordo con i tassisti…) il modo corretto di migliorare le buste paga di chi lavora è agire sulla leva fiscale.
Continua dicendo che la colpa del divario tra salari e prezzi è del governo precedente, che non ha vigilato nel passaggio lira/euro consentendo così un ingiustificato aumento dei prezzi senza adeguamento dei salari.
Mi sfugge però la logica di tutto questo.
Se le aziende, a cascata dall’inizio o quasi della filiera fino al commercio a dettaglio, hanno aumentato i prezzi, hanno anche avuto un aumento degli introiti.
Dove era il sindacato quando bisognava fare i vari contratti, che si fanno (si dovrebbero fare) con i dati di bilancio aziendale alla mano?
In ogni caso è aumentato il gettito fiscale dovuto dalle imprese (quelle che pagano le tasse, naturalmente), proprio a causa dell’aumento dei prezzi.
Il governo Berlusconi ha semplicemente evitato di fare i controlli, ecco perchè, dice, con lui si pagavano meno tasse, anzi, era giusto non pagarle.
E su questo ritorno tra breve.
Tornando ai salari, dice Veltroni, diminuiamo le tasse.
Perfetto.
Ma i lavori pubblici vanno fatti, in particolare in un momento di stagnazione e di agguerrita concorrenza cinese, uno dei modi che storicamente vengono utilizzati per impiegare capitali è fare le opere pubbliche, quindi carceri, autostrade, ponti. Ferrovie no, almeno per ora.
Per farli sono necessari soldi, soldi che provengono ovviamente dalle tasse.
Se l’imposizione fiscale diminuisce, significa che saranno minori le entrate dello Stato.
I famosi risparmi sul ‘costo della politica’ non sono certo sufficienti, non nel breve cioè, quindi i soldi vanno trovati in altro modo.
L’unica maniera è quella di diminuire i servizi, e quindi aumentare i ticket sanitari e diminuire la quantità di danaro che deve andare agli enti locali.
I quali, anche loro, dovranno fare i lavori, come rimettere a posto le strade, l’illuminazione, i trasporti locali.
Per questo motivo dovranno giocoforza aumentare le addizionali IRPEF provinciali e comunali, mangiandosi così la diminuzione delle tasse immaginata dal Walter.
In tutto questo le aziende, che hanno aumentato i propri prezzi senza alcun controllo, avranno come premio una diminuzione delle tasse ed un aumento dei profitti grazie ai maggiori affari con lo Stato per i pubblici lavori.
I lavoratori dipendenti invece vedranno del denaro entrare nella tasca destra per uscire immediatamente dalla sinistra, con aumento dei prezzi dei servizi senza un miglioramento della qualità.
Questo è il sindaco di Roma, di sinistra (dice lui, ma io non gli credo mica più da un pezzo).
Volevo tornare sulle tasse come filosofia.
Ricorderete certo due cose:
Berlusconi che, da presidente del consiglio, dice che non pagare le tasse dopotutto è giusto.
Padoa-Schioppa che, da ministro del tesoro, dice che pagare le tasse è civile.
Domanda: chi dei due, nell’esercizio delle proprie funzioni, ha cagato fuori dal vaso?
Assunti in cielo
Oggi si parla di sicurezza sul lavoro.
Le norme che oggi ci sono in Italia non sono fatte male, tutt’altro.
Fu una buona legge, la 626 del 94, migliorabile certo, ma abbastanza organica.
Questo non ha impedito di morire.
L’uso di attrezzature di sicurezza nei cantieri edili, o la verifica della funzionalità dei sistemi di sicurezza nelle fabbriche, per citare solo due aspetti, i più eclatanti, della legge, sono contemplati nella 626/94.
Questo non ha impedito di morire.
Il rispetto del numero massimo di ore lavorate, il riposo tra un turno ed un altro, sono ribadite dalla legge 626, rafforzando quanto descritto nello Statuto dei lavoratori, ossia la legge Brodolini-Giugni del 70, che non è solo l’articolo 18.
Ma ancora, questo non ha impedito di morire.
Qui rischiamo, a non tenere i piedi per terra, di scrivere non un post ma un trattato sull’economia sociale.
Per fortuna è stato già scritto nel passato, e certo da qualcuno che aveva studiato ben più di me.
Voglio solamente porre l’attenzione sul processo produttivo.
Parliamo di pressione lavorativa, ossia quello ’sbrigarsi, forza, sbrigarsi’ che si sente nei cantieri e nelle fabbriche. Non solo lì in verità, ma oggi parliamo di questi ambienti.
Esistono delle pratiche, largamente accettate ed anzi invogliate, dai sindacati, che garantiscono al lavoratore un premio di produzione nel caso di superamento di un tetto di produzione personale.
Mi spiego meglio, con un esempio.
Lavoro in una fabbrica dove devo piegare dei tondini di ferro. Vengono stabiliti, in fase di contrattazione di secondo livello, dei tetti di produzione per ogni figura professionale. Supponiamo che da contratto io debba piegare 10 tondini al giorno. E’ la cosiddetta ‘resa’.
Se un giorno ne piego 8, posso sempre rifarmi il giorno dopo piegandone 12, visto che normalmente le rese sono settimanali o mensili, e talvolta calcolate per squadra, ossia se lavoro in una squadra di 5 persone, dobbiamo raggiungere 50 tondini al giorno.
Ad un certo punto viene richiesto di piegarne 12 al giorno, anzichè 10. Viene stabilito un ‘periodo di prova’ di, mettiamo, sei mesi, durante i quali i 2 tondini in più al giorno vengono pagati a fine mese con un premio di produzione. Naturalmente il numero di ore lavorate è sempre lo stesso, ad esempio 40 settimanali.
Quindi, se prima in 8 ore piegavo 10 tondini per 1250 euro/mese, ora ne dovrò piegare 12, con un premio mensile (ma solo per i sei mesi di osservazione) di, poniamo, 75 euro.
Questa è già la prima fregatura.
Con questo calcolo, a 10 tondini al giorno in un mese faccio 250 tondini, ossia 10*25, e quindi ogni tondino prodotto viene a costare 5 euro.
Producendone 12, significa che ne produrrò 12*25= 300, e visto che per produrre 50 tondini in più mi vengono dati 75 euro, significa che ogni tondino supplementare viene a costare 1,5 euro.
I tondini vengono poi venduti dal proprietario della fabbrica sempre allo stesso prezzo, poniamo 9 euro, guadagnando così 4 euro sui primi 250, e 7,5 sugli altri 50.
L’operaio vede così aumentare, almeno per 6 mesi, il proprio stipendio, potendo magari comprare le scarpe da ginnastica per il figlio, o fare la revisione della macchina.
Al termine dei sei mesi l’accordo viene rivisto. Le due parti, sindacato ed azienda, si siedono al tavolo per discutere se mantenere la resa a 12 tondini, lasciarla a 10, e tutte le varianti possibili.
Alla fine si decide che il periodo di prova è terminato, i 75 euro non verranno erogati, ma visto che la richiesta di tondini è aumentata ed i clienti sono contenti perchè hanno i propri tondini più velocemente, la resa viene portata ad 11 tondini al giorno. Questo viene giustificato, da azienda e sindacato, in molti modi, tipo ‘Siamo in Europa’, ‘la concorrenza tedesca’, oppure il più moderno ‘la concorrenza cinese’ Alla fine, comunque, senza alcun aumento di stipendio, e tornando ai livelli salariali di sei mesi prima.
A questo punto, se in 8 ore prima facevo 10 tondini, e quindi un tondino ogni 48 minuti, adesso ne dovrò fare uno ogni 43 minuti e mezzo.
I tondini fatti alla fine del turno sono più faticosi, inoltre, di quelli fatti a metà o all’inizio, e si vede arrivare la fine del turno con il rischio di non raggiungere la propria quota.
Così si cerca di sbrigarsi, magari senza spegnere la macchina tra un tondino e l’altro, e togliendolo al volo dall’utensile.
Se poi il tondino sfugge e ti colpisce al petto, beh, la colpa è solo la tua che non hai spento la macchina.
Io, con la legge 626, i cartelli di avviso, e l’obbligo di seguire i corsi, ti avevo avvertito.
Sei morto, ma la colpa è solo la tua.







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