Oggi si parla di sicurezza sul lavoro.
Le norme che oggi ci sono in Italia non sono fatte male, tutt’altro.
Fu una buona legge, la 626 del 94, migliorabile certo, ma abbastanza organica.
Questo non ha impedito di morire.
L’uso di attrezzature di sicurezza nei cantieri edili, o la verifica della funzionalità dei sistemi di sicurezza nelle fabbriche, per citare solo due aspetti, i più eclatanti, della legge, sono contemplati nella 626/94.
Questo non ha impedito di morire.
Il rispetto del numero massimo di ore lavorate, il riposo tra un turno ed un altro, sono ribadite dalla legge 626, rafforzando quanto descritto nello Statuto dei lavoratori, ossia la legge Brodolini-Giugni del 70, che non è solo l’articolo 18.
Ma ancora, questo non ha impedito di morire.
Qui rischiamo, a non tenere i piedi per terra, di scrivere non un post ma un trattato sull’economia sociale.
Per fortuna è stato già scritto nel passato, e certo da qualcuno che aveva studiato ben più di me.
Voglio solamente porre l’attenzione sul processo produttivo.
Parliamo di pressione lavorativa, ossia quello ’sbrigarsi, forza, sbrigarsi’ che si sente nei cantieri e nelle fabbriche. Non solo lì in verità, ma oggi parliamo di questi ambienti.
Esistono delle pratiche, largamente accettate ed anzi invogliate, dai sindacati, che garantiscono al lavoratore un premio di produzione nel caso di superamento di un tetto di produzione personale.
Mi spiego meglio, con un esempio.
Lavoro in una fabbrica dove devo piegare dei tondini di ferro. Vengono stabiliti, in fase di contrattazione di secondo livello, dei tetti di produzione per ogni figura professionale. Supponiamo che da contratto io debba piegare 10 tondini al giorno. E’ la cosiddetta ‘resa’.
Se un giorno ne piego 8, posso sempre rifarmi il giorno dopo piegandone 12, visto che normalmente le rese sono settimanali o mensili, e talvolta calcolate per squadra, ossia se lavoro in una squadra di 5 persone, dobbiamo raggiungere 50 tondini al giorno.
Ad un certo punto viene richiesto di piegarne 12 al giorno, anzichè 10. Viene stabilito un ‘periodo di prova’ di, mettiamo, sei mesi, durante i quali i 2 tondini in più al giorno vengono pagati a fine mese con un premio di produzione. Naturalmente il numero di ore lavorate è sempre lo stesso, ad esempio 40 settimanali.
Quindi, se prima in 8 ore piegavo 10 tondini per 1250 euro/mese, ora ne dovrò piegare 12, con un premio mensile (ma solo per i sei mesi di osservazione) di, poniamo, 75 euro.
Questa è già la prima fregatura.
Con questo calcolo, a 10 tondini al giorno in un mese faccio 250 tondini, ossia 10*25, e quindi ogni tondino prodotto viene a costare 5 euro.
Producendone 12, significa che ne produrrò 12*25= 300, e visto che per produrre 50 tondini in più mi vengono dati 75 euro, significa che ogni tondino supplementare viene a costare 1,5 euro.
I tondini vengono poi venduti dal proprietario della fabbrica sempre allo stesso prezzo, poniamo 9 euro, guadagnando così 4 euro sui primi 250, e 7,5 sugli altri 50.
L’operaio vede così aumentare, almeno per 6 mesi, il proprio stipendio, potendo magari comprare le scarpe da ginnastica per il figlio, o fare la revisione della macchina.
Al termine dei sei mesi l’accordo viene rivisto. Le due parti, sindacato ed azienda, si siedono al tavolo per discutere se mantenere la resa a 12 tondini, lasciarla a 10, e tutte le varianti possibili.
Alla fine si decide che il periodo di prova è terminato, i 75 euro non verranno erogati, ma visto che la richiesta di tondini è aumentata ed i clienti sono contenti perchè hanno i propri tondini più velocemente, la resa viene portata ad 11 tondini al giorno. Questo viene giustificato, da azienda e sindacato, in molti modi, tipo ‘Siamo in Europa’, ‘la concorrenza tedesca’, oppure il più moderno ‘la concorrenza cinese’ Alla fine, comunque, senza alcun aumento di stipendio, e tornando ai livelli salariali di sei mesi prima.
A questo punto, se in 8 ore prima facevo 10 tondini, e quindi un tondino ogni 48 minuti, adesso ne dovrò fare uno ogni 43 minuti e mezzo.
I tondini fatti alla fine del turno sono più faticosi, inoltre, di quelli fatti a metà o all’inizio, e si vede arrivare la fine del turno con il rischio di non raggiungere la propria quota.
Così si cerca di sbrigarsi, magari senza spegnere la macchina tra un tondino e l’altro, e togliendolo al volo dall’utensile.
Se poi il tondino sfugge e ti colpisce al petto, beh, la colpa è solo la tua che non hai spento la macchina.
Io, con la legge 626, i cartelli di avviso, e l’obbligo di seguire i corsi, ti avevo avvertito.
Sei morto, ma la colpa è solo la tua.
10
Dic
07







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