Oggi si parla di salari.
Il segretario del partito che non esiste, Veltroni, ha presentato la linea del suo partito in merito alle politiche del lavoro.
Secondo il mezzo sindaco di Roma (mezzo nel senso di mezzo servizio, a proposito, complimenti per l’accordo con i tassisti…) il modo corretto di migliorare le buste paga di chi lavora è agire sulla leva fiscale.
Continua dicendo che la colpa del divario tra salari e prezzi è del governo precedente, che non ha vigilato nel passaggio lira/euro consentendo così un ingiustificato aumento dei prezzi senza adeguamento dei salari.
Mi sfugge però la logica di tutto questo.
Se le aziende, a cascata dall’inizio o quasi della filiera fino al commercio a dettaglio, hanno aumentato i prezzi, hanno anche avuto un aumento degli introiti.
Dove era il sindacato quando bisognava fare i vari contratti, che si fanno (si dovrebbero fare) con i dati di bilancio aziendale alla mano?
In ogni caso è aumentato il gettito fiscale dovuto dalle imprese (quelle che pagano le tasse, naturalmente), proprio a causa dell’aumento dei prezzi.
Il governo Berlusconi ha semplicemente evitato di fare i controlli, ecco perchè, dice, con lui si pagavano meno tasse, anzi, era giusto non pagarle.
E su questo ritorno tra breve.
Tornando ai salari, dice Veltroni, diminuiamo le tasse.
Perfetto.
Ma i lavori pubblici vanno fatti, in particolare in un momento di stagnazione e di agguerrita concorrenza cinese, uno dei modi che storicamente vengono utilizzati per impiegare capitali è fare le opere pubbliche, quindi carceri, autostrade, ponti. Ferrovie no, almeno per ora.
Per farli sono necessari soldi, soldi che provengono ovviamente dalle tasse.
Se l’imposizione fiscale diminuisce, significa che saranno minori le entrate dello Stato.
I famosi risparmi sul ‘costo della politica’ non sono certo sufficienti, non nel breve cioè, quindi i soldi vanno trovati in altro modo.
L’unica maniera è quella di diminuire i servizi, e quindi aumentare i ticket sanitari e diminuire la quantità di danaro che deve andare agli enti locali.
I quali, anche loro, dovranno fare i lavori, come rimettere a posto le strade, l’illuminazione, i trasporti locali.
Per questo motivo dovranno giocoforza aumentare le addizionali IRPEF provinciali e comunali, mangiandosi così la diminuzione delle tasse immaginata dal Walter.
In tutto questo le aziende, che hanno aumentato i propri prezzi senza alcun controllo, avranno come premio una diminuzione delle tasse ed un aumento dei profitti grazie ai maggiori affari con lo Stato per i pubblici lavori.
I lavoratori dipendenti invece vedranno del denaro entrare nella tasca destra per uscire immediatamente dalla sinistra, con aumento dei prezzi dei servizi senza un miglioramento della qualità.
Questo è il sindaco di Roma, di sinistra (dice lui, ma io non gli credo mica più da un pezzo).
Volevo tornare sulle tasse come filosofia.
Ricorderete certo due cose:
Berlusconi che, da presidente del consiglio, dice che non pagare le tasse dopotutto è giusto.
Padoa-Schioppa che, da ministro del tesoro, dice che pagare le tasse è civile.
Domanda: chi dei due, nell’esercizio delle proprie funzioni, ha cagato fuori dal vaso?
Archivio per 11 Dicembre 2007
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