Non mi fa più nè caldo nè freddo sapere che forse l’Unità, quotidiano fondato da Antonio Gramsci, andrà in mano agli attuali proprietari di Libero.
E’ quello che accade in un mercato capitalistico, il famoso libero mercato.
Lo si vuole? Bene, accettare tutte le sue regole, che vengono cambiate in funzione del maggior guadagno con il minimo sforzo.
Cosa cambierà se l’Unità verrà scritta seguendo le indicazioni di Bossi e Berlusconi? Stiamo parlando del giornale che Veltroni, per cercare di tirare su, associò alla collezione delle figurine Panini e ai film in VHS.
Del giornale che vede prima Furio Colombo e poi Antonio Padellaro come direttori.
Del giornale che già nel 1997 vedeva entrare la famiglia Angelucci nel capitale del giornale insieme ad Alfio Marchini, e che fu dichiarato fallito nel 2001.
Del giornale fino ad oggi edito da Dalai (Baldini&Castoldi) e che prende anch’esso i contributi statali, circa 6.800.000 €, come tanti altri sia chiaro.
Cosa è riuscito a fare il suo partito di riferimento, i DS ed oggi il PD, per il proprio quotidiano? nulla.
L’Unità chiude, ed allora?
Non chiudono forse tante fabbriche, tante società vengono fuse insieme, produzioni che vengono spostate in altri luoghi del mondo?
E se l’Unità vende un prodotto che non vuole nessuno, perchè bisognerebbe salvarlo?
D’altronde, ad un operaio costruire tondini in ferro o piegare lastre di acciaio, costruire automobili o lavatrici, non importa più di tanto.
Basta che qualcuno continui a pagargli il salario a fine mese.
E perchè i giornalisti dovrebbero essere differenti?
Hanno un contratto scaduto da due anni, ed avrebbero potuto condurre battaglie ben più forti di quanto hanno fatto fino ad ora.
Sinceramente, non mi dispiace per niente per l’Unità.
E se si fosse trattato di qualche altro giornale, sarebbe stato lo stesso.







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