Oggi è morto un militare italiano in Afghanistan.
Ad oggi sono più di 90 i morti sul lavoro.
La differenza, quella di non avere una divisa, e di essere morti non per l’Italia, o per portare la pace americana nel mondo, ma per portare a casa uno stipendio spesso nemmeno sufficiente.
I morti sul lavoro sono più di 1000 ogni anno.
In Afghanistan dal 2004 sono morti 12 soldati italiani.
In Irak dal 2003 sono morti 33 soldati italiani.
I soldati italiani morti a causa dell’esposizione ad armamenti con uranio impoverito sono stati 45.
Le famiglie dei morti sul lavoro vengono economicamente dimenticate dopo poco tempo. Le aziende continuano a ricevere soldi pubblici per appalti.
Anche le famiglie dei soldati morti per contatto con uranio impoverito vengono messe a tacere, ed i processi contro le autorità militari sono penosamente lunghi.
Un soldato italiano all’estero guadagna ben più di un italiano che lavora in una fabbrica, in un cantiere, in campagna. Per non parlare dei costi per gli ’strumenti di lavoro’ di un militare: divise, pallottole, gasolio, logistica.
Non mi interessa se i militari italiani rimarranno in Iraq o in Afghanistan o dove diavolo li hanno mandati.
So però che fino ad ora i decreti attuativi sulla sicurezza sul lavoro non ci sono.
Nessun voto alla classe politica italiana, che premia solo chi viene ucciso da una pallottola sparata da un esercito straniero nemico.







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