A me più che la polemica per l’inserimento di Ciarrapico nel pdl fanno riflettere le parole di Veltroni sulla lotta di classe.
Lui afferma che la lotta di classe è finita, che è ora di un nuovo patto tra tutti coloro che producono, e quindi imprenditori ed operai.
Questo è un errore grave per chi dovrebbe essere cresciuto imparando il Manifesto del Partito Comunista a memoria.
Il lavoratore dipendente, chiamiamolo così per non chiamarlo salariato o proletario, partecipa al processo produttivo, così come lo fa una ruspa, un telaio, un calcolatore.
Con la differenza che se ad una ruspa gli dai poca benzina questa si ferma, il lavoratore invece continua a lavorare.
E questo è il risultato dei molti ‘patti’ tra lavoratori ed imprenditori, l’ultimo dei quali il famigerato accordo di luglio del ‘93, le trattative per la contrattazione decentrata, ed ancor prima il referendum per l’abolizione della scala mobile.
La lotta di classe non esiste più non perchè sia superata, ma perchè nessun partito in Italia, e men che mai il PCI massimalista di Togliatti, ha voluto guidarla.
Quando Veltroni afferma che bisogna volerci tutti bene per il benessere dell’Italia, fa finta di dimenticare che l’Italia è formata da chi detiene le fabbriche ed i giornali (non parlo di mezzi di produzione, altrimenti mi si dà del retrogrado…), che in una consultazione elettorale contano molto ma molto di più dei lavoratori.
Questo è il senso vero della candidatura di Ciarrapico, come del resto ha detto Berlusconi: ci serve l’appoggio dei suoi giornali.
Il PD candida imprenditori ed economisti, e qualche operaio.
E’ la democrazia del supermercato, entro in uno o nell’altro, magari a seconda delle offerte della giornata. Mi serve un cattolico, un imprenditore, gli operai sono in offerta, gli ecologisti mi arrivano la settimana prossima, glieli ordino così sono freschi freschi.
A che serve quindi andare a votare?







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