Archivio per Aprile 2008

27
Apr
08

Parole, in libertà?

Il 25 aprile non è stato ricordato per alcun motivo.

Non è stato festeggiato come giornata di festa nazionale, e ricordo della liberazione dal fascismo.

Non è stato ricordato come giornata del secondo V-day di Grillo avverso l’informazione.

Le analisi, in ambedue i casi, sono state fatte su molti quotidiani e su molti blog, quindi in questo post cercherò di non esagerare.

Voglio citare solo questo articolo su Repubblica, che è un bel manifesto per il Vday, e questo comparso su Articolo 21, sicuramente più leggibile.

La libertà di stampa è un concetto piuttosto vago, come tutti i concetti che riguardano la libertà o la morale. La libertà di stampa passa dai sistemi di distribuzione, dal controllo delle tipografie, da sovvenzioni statali che mi costringono a comprare un giornale anche se non lo leggo, e anche se nemmeno ne conosco l’esistenza.

Grillo, alla fine, fa anche bene a far accorrere nelle piazze centinaia di milioni di persone, ma il suo limite è quello di puntare direttamente al problema senza guardarne la causa.

Eliminare l’Ordine dei Giornalisti non serve a niente, visto il livello di certi articoli che vengono pubblicati.

Eliminare la Gasparri non risolverebbe il problema, visto che le leggi vengono fatte da chi comanda, e certo non siamo noialtri, votanti o meno che siamo.

Togliere il finanziamento ai giornali sarebbe bello, ma vorrei ritrovare quei soldi direttamente nella mia busta paga.

L’informazione è un business, qualcuno deve metterci dei soldi, poi servono gli inserzionisti (che talvolta pilotano le scelte editoriali) e magari qualche traino costituito da enciclopedie, dvd o album delle figurine. Insomma, servono soldi per mettere su un giornale.

Questo naturalmente vale per qualunque tipo di mezzo di informazione, compresi blog e netTV; c’è una grande differenza però tra le due tipologie di media, ed è che i secondi sono a contenuto generato dagli utenti, ossia dai lettori stessi del blog o della tv online, che possono facilmente decretare la bontà o meno di un articolo con i propri commenti.

Il V-day, inoltre, è stato seguito in massima parte di chi è già un utilizzatore della rete web, creando così basso impatto per raggiungere nuovi ascoltatori, che dovevano essere informati da quegli stessi giornali contro cui Grillo tuonava e tuona.

Per uscire da questo circolo, si potrebbe provare a lanciare una grande campagna di boicottaggio dei giornali e delle televisioni ufficiali, un giorno, una settimana, senza acquistare giornali.

15
Apr
08

nudità e perversioni della democrazia

le elezioni sono andate come voleva il 43 e passa percento della popolazione italiana. almeno così sembra.

concordo con coloro che prevedono un governo fatto di ballerine e amici del grande fratello, magari che so, la Carlucci all’Università o Borghezio alle politiche per la famiglia.

sembra che La Russa dovrebbe andare alla difesa, magari ci troviamo la moglie di Fede alla presidenza della commissione di vigilanza RAI.

Ora, le persone sono certo importanti.

Un governo in cui avesse vinto Veltroni probabilmente avrebbe avuto persone più presentabili, e di questo ne sono (quasi) convinto, anche se la Binetti ministro della Salute mi avrebbe preoccupato non poco.

Il risultato importante delle elezioni è secondo me un altro, ossia la dimostrazione di cosa sia veramente la politica, ed in particolare la politica italiana, ossia esclusivamente un paravento, una maschera dei poteri economici e finanziari che sono dietro alle sorti di ogni nazione.

Ma tralasciando discorsi di utopie anarchiche, vorrei ragionare su alcuni fattori più tecnici.

I programmi di ambedue i candidati sono stati, per la classe operaia, un vero disastro; il PD è riuscito a dire che la lotta di classe è ormai terminata, ed i sindacati, contro i bassi salari, hanno saputo esclusivamente tuonare contro il fisco esoso che si mangia i nostri stipendi.

Ma se la lotta di classe è finita, ed il vero nemico è il fisco, mi sembra perfettamente logico che la Lega Nord abbia avuto il risultato che ha ottenuto; se le grandi opere vanno rilanciate, la TAV ad esempio, non si vede perchè non si debba fare anche il ponte sullo Stretto di Messina.

Se durante il governo Prodi passa l’idea dell’INAIL che il 50% delle morti sul lavoro sono dovute ad incidenti stradali, senza che nessuno abbia avuto il coraggio e la decenza di smentire questi dati, non si vede perchè non votare Berlusconi, che della deregolamentazione ha fatto il suo cavallo di battaglia.

Se il PD non ha speso una parola su come intende migliorare il grado di istruzione del paese, perchè non votare direttamente Berlusconi e sperare che tolgano direttamente gli esami di maturità, oltre che quelli di riparazione a settembre?

Industrie, banche, chiesa, hanno come sempre fortemente condizionato il voto democratico, come avviene in ogni stato moderno, semplicemente facendo scrivere ai due schieramenti programmi economicamente simili.

Chi poi li attuerà, è un particolare di secondaria importanza.

13
Apr
08

Stato e Democrazia

In questo post cercherò di spiegare le ragioni della mia assenza dal rito democratico del voto.

Dico subito che la mia decisione di non votare risale non ad oggi, ma dall’epoca del primo governo Berlusconi; non è dettata dall’odore schifoso dei rappresentanti del popolo italiano, e nemmeno dalla malattia del grillismo.

Io sono convinto che il sistema democratico sia un buon sistema. Ma per chi?

Il sistema democratico è l’abito politico che il sistema economico si è dato, è un meccanismo che consente di governare l’andamento di un paese rimanendo nella relativa ombra dei marmi delle banche e della borsa, delle industrie e delle cattedrali.

Ogni sistema economico si dota di una struttura statale ad esso confacente; nel tempo si sono avvicendati differenti sistemi economici e differenti sistemi politici, è andato via via modificandosi anche il concetto stesso di stato. I sistemi economici si modificano perché così è la loro natura, sono sistemi dinamici e non statici. Ma una economia non può crescere senza un cappello ideologico, una sovrastruttura che fornisca giustificazioni morali per il proprio operato; non si vede perché, altrimenti, nella storia le popolazioni siano state convinte, talvolta costrette, a muoversi in armi contro altre popolazioni convinte, o costrette, a fare lo stesso.

Non si vede perché si debbano accettare i guadagni delle aziende in borsa, i dividendi degli azionisti, gli stipendi dei supermanager, e nello stesso tempo accettare come dettato da tavole divine il calcolo dello stipendio.

Lo stato democratico è l’avallo morale, la coercizione pratica, la teologia corrente del sistema economico; inutile lamentarci della globalizzazione, degli aumenti dei prezzi in funzione di domanda ed offerta, dei rifiuti che inquinano terra ed aria. Sono i risultati del sistema capitalistico, prevedibili e naturali.

Le guerre tra popoli, la fame e la miseria, lavorare otto ore per portarne a casa due, sono tra i tipici fattori dello sviluppo capitalistico, ed il moderno concetto di stato nazionale è nato proprio per seguire e supportare l’allora nascente capitalismo.

Per poter combattere una pianta cattiva, si inizia a togliere il terreno fertile dalle sue radici.

12
Apr
08

Sabato santo

Ecco, questa è una magnifica giornata, direi di votarla affinchè duri sei o sette mesi.

Non si può parlare di politica, non si vedono facce di palta in televisione, non si sentono le loro voci alla radio. Il governo in carica procede con l’ordinaria amministrazione, le amministrazioni comunali e provinciali fanno ridipingere le strisce pedonali, aggiustano i semafori, piantano nuovi alberi nei parchi delle città.

La mafia non si muove in attesa di sapere chi vincerà le elezioni.

Il papa e i vescovi non dicono come bisogna comportarsi (domenica è domani, mica oggi!).

Certo, continuano a salire i prezzi, e i salari son sempre quelli, continuano a morire persone mentre lavorano, gli ospedali non hanno ancora ricevuto la normale dotazione di garze e cerotti.

Ma magari, nei prossimi due mesi….

04
Apr
08

Lui aveva un sogno, e noi?

Quarant’anni fa, il 4 aprile del 1968, Martin Luther King fu assassinato a Memphis alle sei di pomeriggio.
Trovate i riferimenti qui, qui e qui il testo e l’audio del suo famoso discorso.
Non voglio farla troppo lunga, rischierei di ricoprire di retorica un anniversario che di retorico non ha nulla.
All’epoca avevo sei anni e mezzo, e mio fratello quarantacinque giorni, non ricordo nulla di nulla.
Conobbi Martin Luther King un’estate particolarmente piovosa a casa di mia zia in montagna; non sapendo come passare il tempo mio cugino, di dodici anni più grande di me, mi diede alcuni libri tra cui una biografia del Reverendo King scritta da Taylor Branch.
La discriminazione è un concetto moderno, deriva dai cambiamenti nei sistemi di produzione e dalla necessità di avere a disposizione facili nemici interni contro cui scagliarsi, di avere un gancio di immediata presa per far passare sistemi religiosi a cui aderire poi in ogni loro aspetto.
La discriminazione, dei neri come degli ebrei, degli omosessuali come delle donne, va combattuta.
Non perchè, non soltanto perchè sia contraria ad un astratto concetto di morale, o di società.
Ma perchè è la pietra fondamentale della società moderna.